Ho fallito anche quest'ultima volta. Nonostante sapevo più di chiunque altro, e lo speravo più di chiunque altro, non sono riuscito a vedere. Il caso ad incastro, ragione di vita della mia gente, prevede tutto. Noi siamo il caso, noi e tutti gli eventi che creiamo, scateniamo, intrecciamo. Noi ma anche tutto il resto del creato. Animali, piante, eventi atmosferici, tutto è collegato. Ero lì per vedere, essere il primo testimone dell'evento inspiegabile che si ripete all'incirca ogni trecento anni, ma non ho visto. Il caso aveva previsto non solo il mio arrivo ma anche quello di Muda. Merda.
Mi chiamo Ferdinand Viola e sono un viaggiatore nel tempo. Mi sono offerto volontario per i viaggi nel tempo inerenti la ciclica scomparsa del Bosco di Nerobio perché in questo fenomeno il fattore caso sembra assolutamente fondamentale.
Circa ogni trecento anni nel paese di Nerobio, ma anche nei suoi dintorni, si verifica probabilmente la storia più misteriosa che mi sia capitato mai di sentire. All'incirca ogni trecento anni, dicevo, il bosco del paese sparisce senza che mai neanche una persona sappia dire come è sparito. Sparisce sempre senza testimoni. E riappare qualche tempo dopo allo stesso modo, senza che nessuno lo abbia visto. Dove finiscono gli alberi del bosco? Nessuno lo sa e allora tutti inventano la loro storia e la raccontano ai bambini per metterli a letto. Questo episodio non fa che riportare la gente del paese di Nerobio ad un livello di evoluzione mentale arretrato, o forse chissà modernissimo, lungimirante, giusto. Non lo so, sono confuso. Per loro è normale che vada sempre a finire così. La sparizione del bosco avviene quando tutti meno se l'aspettano, ma la cosa non li turba affatto, accettano la cosa senza farsi troppe domande filosofiche. Nel periodo in cui gli alberi spariscono loro fanno finta di niente, conducono la loro vita in maniera del tutto normale, come se il loro bosco fosse ancora lì, fino a quando quello non riappare senza testimoni.
Mi sono offerto volontario insieme al collega Muda Dal Gasso perché siamo noi che abbiamo portato avanti il progetto, noi che abbiamo studiato per essere lì al momento giusto. Noi che abbiamo fallito miseramente.
Rinuncio per tanto alla mia carica di presidente della CasoperCaso e chiedo inoltre ai colleghi viaggiatori del tempo di essere radiato dall'ordine di appartenenza.
È un caso che un ragazzino che attraversa la strada scendendo dal marciapiede con il piede destro da grande farà l'avvocato, mentre se poggia prima il sinistro sarà un'architetto? O Dio, se qualcuno potesse ascoltare i miei pensieri cosa penserebbe di me?
Eppure sapevamo le date precise di quando l'evento si sarebbe presentato, eppure, eppure, solo cazzate.
domenica 5 luglio 2009
domenica 21 dicembre 2008
L'interrogatorio
GIP: -Prego. Ragazzi lasciatelo a me. Prego si accomodi-
UOMO: -Grazie-
GIP: -Allora, lo sa perché si trova qui?-
UOMO: -Credo di saperlo-
POLIZIOTTO: -E dai confessa quello che stavi facendo-
GIP: -Lascia stare, ancora non è il momento-
UOMO: -Non ho niente da confessare, c’è stato un malinteso. Mi avete trascinato fin qui con la forza-
POLIZIOTTO 2: -Hai qualcosa da ridire in proposito?-
UOMO: -Conosco i miei diritti-
GIP: -Allora, cerchiamo di non perdere la calma. Un malinteso-
POLIZIOTTO: -È quello che dicono tutti-
UOMO: -Tutti gli innocenti. La calma la perdono facilmente i suoi uomini, piuttosto-
GIP: -Allora di cosa viene accusato?-
UOMO: -Credo cospirazione-
GIP: -Cospirazione, che brutta parola-
UOMO: -Io non sapevo neanche che cosa significasse prima di poco fa-
POLIZIOTTO 2: -Stento a crederlo-
GIP: -Per favore. Insomma, che cosa è successo?-
UOMO: -Stavo guardando il telegiornale sul divano, quando improvvisamente è comparso un tizio sul televisore che mi ha detto che ero, appunto, accusato di cospirazione nei confronti del Primo Ministro, roba da non credere…
GIP: -È un’accusa molto grave-
UOMO –Grave ma infondata, vede il tizio in televisione mi diceva che io avrei minacciato di morte il Primo Ministro Gianni Nepoti. Il punto è che io non stavo parlando con il televisore ma con il mio gatto-
GIP: -Si spieghi meglio-
UOMO: -Io neanche la stavo guardando più la televisione, no, perché da un po’ avevo notato che il gatto cercava di salire sulla tavola che non avevo ancora sparecchiato-
GIP: -Dove si trova la sala da pranzo-
UOMO: -C’ero dentro, e il televisore si trova esattamente tra il divano e la tavola dove mangio-
GIP: -E questo gatto…-
POLIZIOTTO 2: -Ma a chi vuoi raccontarla?-
UOMO: -Ci sono le telecamere. Non le avete fatte controllare? Il gatto mi guardava di tanto in tanto per vedere se avevo capito le sue intenzioni. Ho fatto finta di distrarmi è saltato sul tavolo e a quel punto-
GIP: -Ha urlato “Lo sapevo che finiva così. Ti ucciderò prima o poi”-
UOMO: -Esattamente-
SQUILLO DEL TELEFONO
GIP risponde: -Va bene. Ok?- mette giù il ricevitore –Per me può andare, ci scusi per il malinteso. Ah, al telefono era l’ENPA: vuole che la interroghi per quelle minacce di morte al suo gatto. Non esca dalla città e rimanga disponibile-
UOMO: -Grazie-
GIP: -Allora, lo sa perché si trova qui?-
UOMO: -Credo di saperlo-
POLIZIOTTO: -E dai confessa quello che stavi facendo-
GIP: -Lascia stare, ancora non è il momento-
UOMO: -Non ho niente da confessare, c’è stato un malinteso. Mi avete trascinato fin qui con la forza-
POLIZIOTTO 2: -Hai qualcosa da ridire in proposito?-
UOMO: -Conosco i miei diritti-
GIP: -Allora, cerchiamo di non perdere la calma. Un malinteso-
POLIZIOTTO: -È quello che dicono tutti-
UOMO: -Tutti gli innocenti. La calma la perdono facilmente i suoi uomini, piuttosto-
GIP: -Allora di cosa viene accusato?-
UOMO: -Credo cospirazione-
GIP: -Cospirazione, che brutta parola-
UOMO: -Io non sapevo neanche che cosa significasse prima di poco fa-
POLIZIOTTO 2: -Stento a crederlo-
GIP: -Per favore. Insomma, che cosa è successo?-
UOMO: -Stavo guardando il telegiornale sul divano, quando improvvisamente è comparso un tizio sul televisore che mi ha detto che ero, appunto, accusato di cospirazione nei confronti del Primo Ministro, roba da non credere…
GIP: -È un’accusa molto grave-
UOMO –Grave ma infondata, vede il tizio in televisione mi diceva che io avrei minacciato di morte il Primo Ministro Gianni Nepoti. Il punto è che io non stavo parlando con il televisore ma con il mio gatto-
GIP: -Si spieghi meglio-
UOMO: -Io neanche la stavo guardando più la televisione, no, perché da un po’ avevo notato che il gatto cercava di salire sulla tavola che non avevo ancora sparecchiato-
GIP: -Dove si trova la sala da pranzo-
UOMO: -C’ero dentro, e il televisore si trova esattamente tra il divano e la tavola dove mangio-
GIP: -E questo gatto…-
POLIZIOTTO 2: -Ma a chi vuoi raccontarla?-
UOMO: -Ci sono le telecamere. Non le avete fatte controllare? Il gatto mi guardava di tanto in tanto per vedere se avevo capito le sue intenzioni. Ho fatto finta di distrarmi è saltato sul tavolo e a quel punto-
GIP: -Ha urlato “Lo sapevo che finiva così. Ti ucciderò prima o poi”-
UOMO: -Esattamente-
SQUILLO DEL TELEFONO
GIP risponde: -Va bene. Ok?- mette giù il ricevitore –Per me può andare, ci scusi per il malinteso. Ah, al telefono era l’ENPA: vuole che la interroghi per quelle minacce di morte al suo gatto. Non esca dalla città e rimanga disponibile-
giovedì 18 settembre 2008
Il rompiballe
Quel tipo, questo mio paziente, non riusciva a smettere di importunare le donne, era una cosa veramente curiosa, era normale, sai che vuol dire?, fino a quando non incrociava il suo sguardo con quello di una donna. Le poteva vedere bastava solo che loro non guardassero lui. Per esempio, se si trovava a fare la fila per pagare una bolletta e allo sportello c’era un’impiegata, l’impiegata lo guardava per dirgli, buongiorno, cosa posso fare per lei?, che lui subito non capiva più niente e iniziava a corteggiarla spudoratamente fregandosene della fila dietro di lui che protestava. Una volta, ecco perché ti ho fatto l’esempio della fila agli sportelli, un vecchio dietro di lui è morto, è arrivata l’ambulanza, tutta la gente preoccupata, la calca, non fate la calca, lasciatelo respirare dicevano quelli anche se sapevano benissimo che il vecchio era già morto, e lui, il mio paziente, che non si era accorto di niente tant’era impegnato a rompere le palle all’impiegata. Questo soggetto, te lo ripeto, aveva una vita normale, era sposato, aveva dei figli e un lavoro, gli partiva la brocca solo se qualcuna lo guardava. Ed era di bocca buona, dalle ragazzine alle tardone, grazie a dio lasciava perdere vecchie e bambine, quindi non c’era pericolo se una bimba si era persa o se una vecchietta doveva, che ne so, attraversare la strada o farsi portare le buste della spesa. Se stava al bar, stessa cosa, iniziava ad abbordare la barista o la cassiera. Il peggio accadeva se una donna, ad esempio, per strada lo guardava magari perché lo aveva confuso per un altro. Per lui era un richiamo sessuale.
All’inizio, ti dirò, era pure divertente, un caso simile non mi era mai capitato, e sai benissimo che me ne sono capitati di peggio, infatti, perché ti sto parlando di questo caso? Com’era partito il discorso? Vabè, fatto sta che questo mio paziente dopo un po’ ha iniziato a non avere più sotto controllo la situazione, sai che faceva, iniziava a guardare insistentemente qualcuna finché lei, sentendosi chiaramente osservata, non gli rivolgeva uno sguardo, e da lì, tu puoi immaginare benissimo come andava a finire. Fissava sempre due o tre tipi di donna, quella appariscente, quella insignificante, e quella che, secondo lui, nascondeva qualcosa, non proprio una donna misteriosa, che cavolo significa poi?, e poi in fin dei conti le donne sono tutte misteriose, chi più chi meno, diciamo una donna che, sempre secondo lui, nascondesse una qualche qualità inaspettata. Qui lui, quando è stato anche interrogato dalle forze dell’ordine, ha sempre parlato di qualità in senso vago, senza fare illusioni solamente sessuali. Non parlava solo di maghe dei pompini che mai ti aspetteresti, ma anche di donne bravissime a cucinare o a scrivere poesie. Se, nella sua mente, si trovava di fronte ad una donna di questo tipo, iniziava a fissarla immaginandosi quale poteva essere questa sua qualità che mai ti aspetteresti, e iniziava a fare una lista di opzioni, sempre fissandola, anzi più la fissava, la osservava da cima a fondo, e più scopriva particolari che gli suggerivano un’altra opzione, divoratrice di libri, pittrice, fantina, conoscitrice di cocktail, campionessa di playstation, proprietaria di una vigna, attrice di teatro off. I casini sono iniziati a succedere anche perché molte delle donne che avvicinava erano impegnate sentimentalmente, e infatti più di una volta è spuntato fuori l’uomo di lei. Senza contare che il mio paziente era sposato con tre figli e che la sua testa peggiorava giorno dopo giorno. Adesso è rinchiuso in un ospedale psichiatrico in attesa del processo. Lo accusano in fin dei conti di aver importunato circa 3000 poverette, di disturbo della quiete pubblica, interruzione di servizio pubblico, rissa aggravata, vilipendio a non mi ricordo più che cosa, offesa al senso del pudore, distruzione di un edificio privato, incendio doloso di una fontanella, quante cazzate.
All’inizio, ti dirò, era pure divertente, un caso simile non mi era mai capitato, e sai benissimo che me ne sono capitati di peggio, infatti, perché ti sto parlando di questo caso? Com’era partito il discorso? Vabè, fatto sta che questo mio paziente dopo un po’ ha iniziato a non avere più sotto controllo la situazione, sai che faceva, iniziava a guardare insistentemente qualcuna finché lei, sentendosi chiaramente osservata, non gli rivolgeva uno sguardo, e da lì, tu puoi immaginare benissimo come andava a finire. Fissava sempre due o tre tipi di donna, quella appariscente, quella insignificante, e quella che, secondo lui, nascondeva qualcosa, non proprio una donna misteriosa, che cavolo significa poi?, e poi in fin dei conti le donne sono tutte misteriose, chi più chi meno, diciamo una donna che, sempre secondo lui, nascondesse una qualche qualità inaspettata. Qui lui, quando è stato anche interrogato dalle forze dell’ordine, ha sempre parlato di qualità in senso vago, senza fare illusioni solamente sessuali. Non parlava solo di maghe dei pompini che mai ti aspetteresti, ma anche di donne bravissime a cucinare o a scrivere poesie. Se, nella sua mente, si trovava di fronte ad una donna di questo tipo, iniziava a fissarla immaginandosi quale poteva essere questa sua qualità che mai ti aspetteresti, e iniziava a fare una lista di opzioni, sempre fissandola, anzi più la fissava, la osservava da cima a fondo, e più scopriva particolari che gli suggerivano un’altra opzione, divoratrice di libri, pittrice, fantina, conoscitrice di cocktail, campionessa di playstation, proprietaria di una vigna, attrice di teatro off. I casini sono iniziati a succedere anche perché molte delle donne che avvicinava erano impegnate sentimentalmente, e infatti più di una volta è spuntato fuori l’uomo di lei. Senza contare che il mio paziente era sposato con tre figli e che la sua testa peggiorava giorno dopo giorno. Adesso è rinchiuso in un ospedale psichiatrico in attesa del processo. Lo accusano in fin dei conti di aver importunato circa 3000 poverette, di disturbo della quiete pubblica, interruzione di servizio pubblico, rissa aggravata, vilipendio a non mi ricordo più che cosa, offesa al senso del pudore, distruzione di un edificio privato, incendio doloso di una fontanella, quante cazzate.
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Foreman
domenica 24 agosto 2008
L'arrivo
Quando il Flexoform ai comandi arrivò per prima cosa verificò quanto già sapeva. La stella che alimentava il pianeta era una nana gialla, il componente principale che dell’atmosfera era l’ossigeno. Selezionò quindi il filtro solare e il tipo di respiratore adatti per il suo corpo con il controller che aveva sull’avambraccio. Dopo di che uscì dall’astronave per farsi un giretto. Intorno a lui non c’erano gli esseri viventi che doveva studiare. Tutto procede secondo i piani, meglio così pensò il Flexoform, meglio che non mi vedano così. Nel giretto perlustrativo non incontrò una sola forma di vita, neanche un cane. Forse fu allora che pensò: è inutile perdere tempo, qui tocca entrare in azione. Rientrò nell’astronave e disse ai suoi colleghi, che (per il lavoro che faceva) erano anche la sua famiglia: -Gente! Entriamo subito nei personaggi: selezionate bene la specie da imitare, ricordatevi che non è la prima, che sono gli insetti, non è neanche la seconda che sono i topi, quella che dobbiamo selezionare noi è la terza specie-
-Io non ci capisco niente, quali sono i topi? Sono quelli che volano?- fece un altro Flexoform più piccolo.
-No!- rispose il primo, quello che era uscito a dare un’occhiata e non aveva trovato niente -Quelli sono gli insetti-
-Ma non esistevano pure i topi volanti? Tu una volta ci hai parlato dei topi volanti che vengono usati qui per dire a uno che è un credulone-
-Quelli sono gli asini, come te. Gli asini volanti!-
-Asini erano, giusto- disse il secondo Flexoform scuotendo il capo.
-Hai tempo non ti preoccupare, se fai una gaffe simile mentre sei tra di loro, ricordati sempre che per loro sei uno straniero, quindi è normale pronunciare male una parola, non ricordarsene un’altra, stai tranquillo- questo lo disse un’altra Flexoform grande come il primo ma dai modi decisamente più gentili.
-Ma il razzismo- fece un quarto Flexoform un po’ più grande del secondo.
-È meglio che sappiano la verità?- fece la madre
-No questo mai- rispose il quarto
-Allora fatti prendere per immigrato e beccati, anzi, becchiamoci pure qualche insulto razzista, meglio quello che essere rincorso da una folla inferocita con torce, forconi e cani pastore-
-Adesso stai parlando dei film che hanno girato sulle invasioni aliene?- chiese il quarto
-Esattamente. Se ci scoprissero farebbero la stessa cosa con noi ne sono certa-
-Io non ci capisco niente, quali sono i topi? Sono quelli che volano?- fece un altro Flexoform più piccolo.
-No!- rispose il primo, quello che era uscito a dare un’occhiata e non aveva trovato niente -Quelli sono gli insetti-
-Ma non esistevano pure i topi volanti? Tu una volta ci hai parlato dei topi volanti che vengono usati qui per dire a uno che è un credulone-
-Quelli sono gli asini, come te. Gli asini volanti!-
-Asini erano, giusto- disse il secondo Flexoform scuotendo il capo.
-Hai tempo non ti preoccupare, se fai una gaffe simile mentre sei tra di loro, ricordati sempre che per loro sei uno straniero, quindi è normale pronunciare male una parola, non ricordarsene un’altra, stai tranquillo- questo lo disse un’altra Flexoform grande come il primo ma dai modi decisamente più gentili.
-Ma il razzismo- fece un quarto Flexoform un po’ più grande del secondo.
-È meglio che sappiano la verità?- fece la madre
-No questo mai- rispose il quarto
-Allora fatti prendere per immigrato e beccati, anzi, becchiamoci pure qualche insulto razzista, meglio quello che essere rincorso da una folla inferocita con torce, forconi e cani pastore-
-Adesso stai parlando dei film che hanno girato sulle invasioni aliene?- chiese il quarto
-Esattamente. Se ci scoprissero farebbero la stessa cosa con noi ne sono certa-
martedì 24 giugno 2008
Mustafa e il denaro
Mustafa è uno che se ne fregava veramente di tutto, mica le chiacchiere. Prendeva una decisione e cascasse Cristo la faceva. Però faceva tante di quelle cose insieme che spesso si intrecciava. Per esempio una volta decise di abbandonare tutte le sue ricchezze per vivere da eremita, e per un po’ ci era anche riuscito e sembrava addirittura che stesse bene, fatto sta che questa tranquillità dopo un po’ sparisce, e, come molte volte capita, anche ai migliori, è passato da un atteggiamento al suo contrario, ritornando di fatto ai suoi amati soldi, soldi che amava spendere per i suoi happening. Si ma che razza di storia è questa, cioè voglio dire dov’è che è interessante? Adesso ci arrivo, ritornò al suo sfarzo, ai suoi schiavi, ai suoi cammelli e babbuini al guinzaglio, e fare i suoi soliti show oltraggiosi, proprio soliti in realtà non lo erano, tutti se ne accorgevano, anche lui, per primo, se ne accorgeva, perché a qualche cosa gli sarà anche servita tutta quella psicanalisi e quella spiritualità da santone asiatico, fatto sta, che l’inquietudine non lo abbandonava più, soprattutto alla luce del fatto che neanche le sue continue autoanalisi riuscivano a capire il perché di questo suo disagio. Ma scusami tanto ma non poteva farsi analizzare da qualcuno? Ma allora tu non sai proprio niente? Scusa se rido, ma incontrare qualcuno che non conosce a memoria la vita e le opere di Mustafa è impensabile da queste parti, da quale posto hai detto che vieni? Cerbère. In America mi dicevi? No, in Europa. Ah l’Europa, ne ha fatte di cose in Europa Mustafa e i suoi amici, ma noi stavamo parlando di cosa? Sempre di Mustafa. Si ma di cosa di Mustafa? Di quando è andato a vivere da barbone. Ha già, un momento non da barbone, da eremita, non è la stessa cosa, e si diceva che lui, come al solito, non ha voluto farsi aiutare dagli strizzacervelli amici suoi come Foreman, Foreman e gli altri li lasciava liberi di far impazzire gli altri ma non lui, mica fesso era Mustafa. Comunque, ero arrivato al sogno? No che sogno? Mustafa era talmente angosciato per via dell’angoscia…Ma tu se parlo così mi capisci o no? Nel senso, voi dell’Europa ce l’avete l’angoscia? Mi sa che l’abbiamo inventata noi. O Dio addirittura…. l’angoscia è propria del genere umano. Forse gli europei sono stati i primi a scoprirla, definirla, trattarla, ma si parlava di Mustafa e del suo sogno, cioè, un giorno quando oramai tutti erano convinti che Mustafa si sarebbe ritirato a vita privata, perché la cosa andava peggiorando giorno per giorno, capisci, le sue incursioni a sorpresa diventavano sempre più rare e sempre più fiacche, insomma non era più lo stesso di prima, ma a te, mi dimentico sempre, e non rimanerci male è? No no per carità. A te, dicevo, mancano le basi, ma si parlava di Mustafa e non di te, e se si parla di te è perché non conosci la vita e le opere di Mustafa, buffo no? Un giorno, dicevo, quando oramai il suo ultimo sorriso era scomparso dal ricordo di tutti i suoi amici e sudditi, un giorno che sembrava proprio, ancora una volta, essere peggio di quello precedente, Mustafa fece chiamare Platero, il suo addestratore di babbuini, per dirgli, Da domani tu ed io ce ne andiamo all’eremo ad addestrare i babbuini ad attaccare chiunque superi una certa soglia di benessere economico, me lo ha detto Dio in persona che dobbiamo farlo. Voleva addestrare i babbuini ad attaccare…I ricchi. Comunque questa cosa l’ho già sentita, e come fecero ad insegnare. Ti credo che l’hai sentita, tu puoi anche non aver mai sentito parlare di Mustafa ma sicuramente le sue gesta le conosci eccome, su come hanno fatto ad addestrare i babbuini nessuna sa niente, nessuno, quello che si conosce è cosa è successo dopo, quando Mustafa e Platero sono tornati dall’eremo. Cosa? I ricchi di Parigi, Londra, Pechino, Tokyo, New York, Toronto, Miami, Milano, Roma, Lione, e potrei andare avanti, tutti con il culo per terra, ma la cosa bella, che Mustafa aveva calcolato, secondo i miei calcoli, è che non furono i veri ricchi a rimetterci, ma quelli che girano per strada tranquillamente, quelli un po’ ricchi, ai babbuini capitava insomma di assalire gente che portava dei soldi in banca, incassi di qualche supermercato un po’ sfigato, gente che vinceva qualcosa al gratta e vinci, persone che avevano con sé un assegno, i babbuini, ripeto non si sa come, fiutavano i soldi, la ricchezza, assediavano le limousine, le donne con dei gioielli vistosi o in pelliccia, un vero spasso che lo divertiva tantissimo, stava guarendo. Colto dall’entusiasmo, visto che stampa e tv ne parlarono, un giorno volle ringraziare Platero e sai che fece, secondo me senza pensarci, distrattamente. Lo pago profumatamente. I babbuini non appena fiutarono l’odore di arricchimento lo assalirono e come sempre accade per la vittima dei babbuini non ci fu niente da fare. E perché i babbuini non assalirono anche Mustafa, scusa erano soldi di Mustafa quelli con cui coso…Platero è stato pagato per il lavoro, o no? Ti ricordi quello che ti ho detto per gli strizzacervelli? Be lui, cioè Platero, aveva addestrato i babbuini a non assalire Mustafa. E non poteva fare la stessa cosa con se stesso, non poteva insegnare ai babbuini a non assalirlo? Doveva, doveva, ma sai come vanno certe cose, rimandi a domani di continuo quello che dovresti fare oggi e questo è quello che succede a volte, una vera tragedia fu, meno male che i sensi di colpa gli durarono solo pochi minuti, già al suo funerale ne combinò un paio che...
venerdì 6 giugno 2008
Il 23esimo Presidente degli Stati Uniti d'Europa
Molti dei misteri che avvolgono la figura del ventitreesimo Presidente degli Stati Uniti d’Europa rimangono ancora irrisolti. Il primo mistero, che è anche il più importante e quello che tratteremo qui, riguarda il suo bagaglio genetico. Alcuni suoi cromosomi sembrano rimasti ottusamente ancorati ad un’altra epoca, ci verrebbe da dire ad un’altra era, in cui le più elementari regole di civile convivenza ancora non venivano neanche lontanamente ponderate. Questo ventitreesimo Presidente d’Europa a stento sopportava che qualcuno lo guardasse, saltava volentieri i ricevimenti e le manifestazioni ufficiali, durante le consultazioni politiche preferiva mandare al posto suo un sosia. Durante l’esecuzione degli inni nazionali in una manifestazione sportiva importante, come è accaduto durante una finale della coppa del mondo di calcio, era l’unico che non si alzava in piedi. Dovevano essere i suoi consiglieri a dirgli –Ehi, Mac ci sono gli inni stanno tutti in piedi, ci sono le telecamere di tutto il mondo, dovresti proprio alzarti-. Solo allora Vinnie Cipriani Mac Verry si alzava e a malincuore metteva la destra sul petto come era riuscito ad insegnargli, dopo molti sforzi, qualche paziente figura di cui adesso nessuno ricorda il nome. Le immagini dei suoi sbadigli, delle sue sbuffate, dei suoi occhi al cielo come a dire, Ma che ci sto a fare qui io, hanno fatto il giro del mondo.
Eppure non si deve credere che sia stato un pessimo Presidente. Se non fosse che non sapeva stare in pubblico per il resto era una persona raffinata e gentilissima. Alcuni dicono che non si trattava di cromosomi… come dire difettosi: era una più banale e classica cattiva compagnia a farlo comportare così ignobilmente. Si sapeva da tempo il nome di questo elemento di disturbo, ma nessuno poteva eliminarlo. Non lo hanno fatto gli Americani né i cinesi perché ne traevano vantaggio, non lo ha fatto il Presidente stesso perché gli era affezionato.
Eppure non si deve credere che sia stato un pessimo Presidente. Se non fosse che non sapeva stare in pubblico per il resto era una persona raffinata e gentilissima. Alcuni dicono che non si trattava di cromosomi… come dire difettosi: era una più banale e classica cattiva compagnia a farlo comportare così ignobilmente. Si sapeva da tempo il nome di questo elemento di disturbo, ma nessuno poteva eliminarlo. Non lo hanno fatto gli Americani né i cinesi perché ne traevano vantaggio, non lo ha fatto il Presidente stesso perché gli era affezionato.
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Cipriani Mc Verry
giovedì 8 maggio 2008
L'universo e alcune teorie
L’Universo, anzi gli universi!
Quante parole sono state già dette, quante sono state già scritte in proposito.
In linea di massima possiamo dire che sono in pochi quelli che ancora sostengono che di universi ce ne siano solo un certo numero ben preciso, la maggioranza degli studiosi ha da tempo abbracciato la teoria secondo la quale di universi ce ne sono invece di infiniti -1. Come ci insegna la storia, sappiamo che inizialmente la stragrande maggioranza delle creature intelligenti aveva pensato ad un solo universo possibile, il loro, solo dopo una certa evoluzione mentale arrivarono le teorie “a numero chiuso” degli universi. Poi, molto tempo dopo rispetto ai primi voli spaziali, con la scoperta, prima, e l’utilizzo, poi, di motori e combustibili più veloci economici ed ecologici, non solo da parte terrestre ma anche da parte degli altri popoli dell’universo, arriviamo ai primi incontri tra abitanti di diversi pianeti che giungono presto alla conclusione che di teorie sull’universo ce ne sono molte più di quanto si credeva. I popoli riuniti dell’universo pensarono bene che tutte le loro teorie sull’universo, e quindi sull’origine della vita, fossero valide allo stesso modo e decisero, anzi capirono, che tanto valeva sommare tutte le loro teorie insieme. Se per gli abitanti della Terra di universi ce ne sono, diciamo per dire, 14, mentre per gli abitanti di Gorbick 6 ce ne sono, sempre per dire, ben 24, allora perché non sommare 14+24? Chiaramente in questo dibattito non presero parte solo gli abitanti della Terra e di Gobrick 6. Circa 100.000 rappresentanti di diversi pianeti parteciparono al primo storico incontro tenutosi nel pianeta Federnon III. Centomila teorie diverse per un numero praticamente infinito di possibili universi paralleli. Possibili perché già è impossibile viaggiare in lungo e in largo per l’universo in cui viviamo figuriamoci avventurarsi all’interno di un altro. Di solito, infatti, chi finisce in qualche altro universo lo fa solo per un tragico errore o per una necessità incombente. Appurato che di universi ce ne sono infiniti, risultò quasi naturale pensare che qualche universo poteva anche essere nato e morto prima del tempo. Alcuni pensarono, forse giustamente forse no, che bastava il solo pensiero di un universo morto per farlo morire veramente. È la consapevolezza, azzardò allora qualcuno, che uccide.
Tra i diversi universi paralleli di cui siamo a conoscenza ci sono quelli generati in un laboratorio scolastico da una classe di tredicenni, quelli nati da un sogno di un pittore surrealista e destinati a morire al suo risveglio. Ce ne sono, altra teoria abbracciata dai più, di infinitamente piccoli e di infinitamente grandi, alcuni generati semplicemente schiacciando un pulsante, altri nati casualmente come conseguenza di altri eventi, comunque la maggior parte degli universi che si conoscono sono nati secondo un progetto ben preciso, come nel caso dell’universo parallelo disabitato creato per il ricco eccentrico misantropo che non voleva più vedere nessuno.
Quante parole sono state già dette, quante sono state già scritte in proposito.
In linea di massima possiamo dire che sono in pochi quelli che ancora sostengono che di universi ce ne siano solo un certo numero ben preciso, la maggioranza degli studiosi ha da tempo abbracciato la teoria secondo la quale di universi ce ne sono invece di infiniti -1. Come ci insegna la storia, sappiamo che inizialmente la stragrande maggioranza delle creature intelligenti aveva pensato ad un solo universo possibile, il loro, solo dopo una certa evoluzione mentale arrivarono le teorie “a numero chiuso” degli universi. Poi, molto tempo dopo rispetto ai primi voli spaziali, con la scoperta, prima, e l’utilizzo, poi, di motori e combustibili più veloci economici ed ecologici, non solo da parte terrestre ma anche da parte degli altri popoli dell’universo, arriviamo ai primi incontri tra abitanti di diversi pianeti che giungono presto alla conclusione che di teorie sull’universo ce ne sono molte più di quanto si credeva. I popoli riuniti dell’universo pensarono bene che tutte le loro teorie sull’universo, e quindi sull’origine della vita, fossero valide allo stesso modo e decisero, anzi capirono, che tanto valeva sommare tutte le loro teorie insieme. Se per gli abitanti della Terra di universi ce ne sono, diciamo per dire, 14, mentre per gli abitanti di Gorbick 6 ce ne sono, sempre per dire, ben 24, allora perché non sommare 14+24? Chiaramente in questo dibattito non presero parte solo gli abitanti della Terra e di Gobrick 6. Circa 100.000 rappresentanti di diversi pianeti parteciparono al primo storico incontro tenutosi nel pianeta Federnon III. Centomila teorie diverse per un numero praticamente infinito di possibili universi paralleli. Possibili perché già è impossibile viaggiare in lungo e in largo per l’universo in cui viviamo figuriamoci avventurarsi all’interno di un altro. Di solito, infatti, chi finisce in qualche altro universo lo fa solo per un tragico errore o per una necessità incombente. Appurato che di universi ce ne sono infiniti, risultò quasi naturale pensare che qualche universo poteva anche essere nato e morto prima del tempo. Alcuni pensarono, forse giustamente forse no, che bastava il solo pensiero di un universo morto per farlo morire veramente. È la consapevolezza, azzardò allora qualcuno, che uccide.
Tra i diversi universi paralleli di cui siamo a conoscenza ci sono quelli generati in un laboratorio scolastico da una classe di tredicenni, quelli nati da un sogno di un pittore surrealista e destinati a morire al suo risveglio. Ce ne sono, altra teoria abbracciata dai più, di infinitamente piccoli e di infinitamente grandi, alcuni generati semplicemente schiacciando un pulsante, altri nati casualmente come conseguenza di altri eventi, comunque la maggior parte degli universi che si conoscono sono nati secondo un progetto ben preciso, come nel caso dell’universo parallelo disabitato creato per il ricco eccentrico misantropo che non voleva più vedere nessuno.
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